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Settore ortofrutticolo: 3 fattori che non permettono di ottimizzare la logistica

Nell’attuale panorama internazionale, il settore ortofrutticolo italiano occupa i primi posti per le denominazioni certificate DOP, IGP e STG. Si calcola che nel 2018 il consumo di frutta e verdura nel nostro Paese sia aumentato del 3%, in linea con un trend dei consumi che tende a premiare stili di vita sempre più sani. Tuttavia, i dati Istat registrano un calo delle esportazioni nei primi undici mesi del 2018, un’annata fra l’altro caratterizzata da una produzione che ha dovuto fare i conti con fattori climatici avversi. A questo si aggiunge la storica frammentazione dell’offerta, tipica del comparto, che ha un riflesso immediato anche su una debolezza congenita dei sistemi utilizzati a supporto della logistica. Se questo è un tasto dolente dell’intero settore, a livello di singoli operatori dell’ortofrutta esistono una serie di fattori che impediscono di ottimizzare la logistica interna. Questi fattori sono riconducibili soprattutto a 3 carenze nella dotazione infrastrutturale delle aziende:

  1. mancanza di un gestionale completo e specializzato nell’ortofrutta,
  2. separazione delle funzioni di tracciabilità da quelle logistiche e di magazzino,
  3. scarso controllo di tutte le fasi di lavorazione e dei costi relativi.

 

1. Mancanza di un ERP moderno e verticale che integri e aggiorni la supply chain


In questi anni le aziende ortofrutticole hanno adottato tecnologie innovative che, a motivo dei ritmi tumultuosi e rapidi della digital transformation, sono diventate ben presto obsolete. Per questo, anche le organizzazioni che dispongono di piattaforme informative per i principali processi aziendali, oggi devono fare i conti con esigenze di integrazione con nuove funzionalità richieste da mercati sempre più fluidi, nonché con problemi legati all’aggiornamento periodico dei sistemi e alla compliance normativa sollecitata da una legiferazione nazionale e comunitaria assai composita in materia. In un tale quadro, la logistica rappresenta una leva strategica che va inserita organicamente nell’insieme dei processi gestiti dall’impresa dell’ortofrutta, altrimenti risentirebbe delle medesime difficoltà di integrazione e aggiornamento dell’architettura generale. Un ERP (Enterprise Resource Planning) moderno e verticale, sviluppato cioè appositamente per rispondere ai fabbisogni specifici del settore in epoca 4.0, può diventare la soluzione più idonea affinché i fenomeni connessi alla supply chain siano inquadrati correttamente nel contesto dell’intera filiera.

2.Tracciabilità, rintracciabilità e logistica non integrate


Un fronte particolarmente “sensibile” all’integrazione nel mondo dell’ortofrutta è quello che vede tracciabilità e rintracciabilità, obbligatorie per legge, seguire logiche differenti rispetto a quelle che gestiscono i flussi di frutta e verdura dal ritiro/conferimento alla vendita. La sovrapposizione di queste due fasi o, peggio ancora, il ricorso a una modalità rudimentale per governare entrambe, è fonte di rallentamento nelle tempistiche, oltre che causa potenziale di maggiori errori. Al contrario, un ERP che contempli in contemporanea tracciabilità e logistica, consente di ottimizzare la seconda, mentre assicura l’adeguamento previsto da una normativa molto rigorosa proprio perché ha a che fare con la tutela della salute dei consumatori. L’efficientamento, inoltre, trova un alleato in più quando il gestionale è collegato a terminali mobili e computer veicolari in grado di registrare tutti i movimenti in ingresso e in uscita, automatizzando così compiti che, in assenza di questi device, dovrebbero essere svolti manualmente o comunque con l’inserimento dei dati tramite tastiera. Il che corrisponde ad altrettanti minuti preziosi sottratti ad attività più importanti.

 

3. Quella “cecità” dannosa sui costi e le inefficienze delle fasi di lavorazione

 

Il terzo fattore che frena il miglioramento della logistica nell’ortofrutta potrebbe essere definito come una sorta di “cecità” su ciascuno dei momenti in cui la merce transita in azienda. Una cecità che si concretizza nell’ignorare quali siano i costi imputabili a ogni stadio del workflow o quali i punti critici e le inefficienze da affrontare. Un gestionale ad hoc, invece, tramite uno o più moduli dedicati di Business Intelligence, intercetta i costi durante tutti gli step della supply chain, illuminando le eventuali zone d’ombra e fornendo gli elementi di conoscenza necessari a risolvere i problemi prima che intacchino la redditività dell’azienda ortofrutticola. Una voce, quella della redditività, sulla quale l’organizzazione logistica pesa in maniera rilevante.

 

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Topics: ERP